Il carbone della Banca Mondiale
La Banca Mondiale ha approvato un prestito di 3,75 miliardi dollari alla multinazionale sudafricana del settore estrattivo Eskom per costruire due centrali elettriche a carbone in Sudafrica, che saranno tra le più grandi ed inquinanti del mondo: si calcola che produrranno ogni anno 25 milioni di tonnellate di emissioni di CO2.
Il finanziamento è stato approvato nonostante il dissenso di importanti membri della Banca Mondiale: Stati Uniti, Gran Bretagna, Olanda, Norvegia e Italia, che però, va detto, non hanno votato contro ma si sono limitati all’astensione, di fatto avallando la scelta della World Bank.
Secondo quest'ultima il progetto serve a risolvere nel modo più conveniente la carenza di elettricità che affligge il paese e che potrebbe comprometterne la crescita economica.
Diverso il parere delle circa 200 associazioni ambientaliste e umanitarie che hanno espresso la loro contrarietà al prestito, sostenendo che farà poco contro la povertà e molto contro l’ambiente.
Secondo alcuni il vero obiettivo del finanziamento è quello di assicurare la fornitura ininterrotta di energia alle grandi corporations (fonderie, imprese minerarie..) e non ha niente a che vedere con i milioni di poveri che non possono permettersi o non hanno accesso all'elettricità e che dovranno viceversa sopportare il peso di costi nascosti in termini di impatto sulla salute e di inquinamento delle risorse naturali.
Suona comunque "strano" che la Banca mondiale, che ha fatto di tutto per acquisire il controllo dei finanziamenti internazionali ai Paesi in via di sviluppo per affrontare i cambiamenti climatici, destini fondi così cospicui per l'energia dal carbone, non proprio "alleata del clima".

