Non cambia il clima a Gleneagles


L agenda della riunione del G8 appena conclusa a Gleneagles in Scozia (6-8 luglio 2005) e sconvolta dagli attentati terroristici di Londra, aveva tra i suoi punti principali il commercio internazionale, gli aiuti governativi ai paesi africani e il cambiamento climatico. L?obiettivo non troppo velato di Tony Blair era quello infatti di sfruttare il summit internazionale, che raggruppa non solo gli otto paesi più industrializzati del mondo - tra cui Cina e Russia - ma anche molti altri stati e organizzazioni come osservatori, per evidenziare la questione del cambiamento climatico e strappare al presidente statunitense Bush un benché minimo riconoscimento ufficiale del problema. Il Regno Unito, attualmente presidente di turno dell?Unione Europea e rappresentante UE nella prima riunione delle parti del Protocollo di Kyoto (COP/MOP1) del prossimo dicembre a Montreal (Canada), ha deciso di puntare molto sul tema dell_effetto serra, in particolare in riferimento alla strategia internazionale sul clima nel periodo post-2012 e allo studio dell_impatto delle emissioni dei trasporti aerei sul cambiamento climatico.

Tuttavia, è opportuno sgombrare subito il campo dagli equivoci ? apparsi nei giorni scorsi in molti mass-media: nessuna persona che si occupa di cambiamento climatico si sarebbe aspettata dal G8 di Gleneagles un accordo contenente degli obiettivi precisi di riduzione dei gas ad effetto serra. Per due motivi principali: prima di tutto, dal punto di vista politico, non esisteva e non esiste nessun motivo che avrebbe spinto l_attuale amministrazione USA a cambiare radicalmente la sua posizione relativa al Protocollo di Kyoto e agli effetti negativi dell_attuazione di un tale accordo sull?economia statunitense. Inoltre, dal punto di vista del diritto internazionale, il G8 non costituisce un?organizzazione internazionale e non ha nessun potere legislativo, se non la semplice capacità di indirizzare e coordinare le scelte politiche di un gruppo ristretto di Stati. E così è stato anche in questa occasione.

Il risultato del G8 di Gleneagles consiste in un comunicato finale e in un piano di azione di carattere operativo, ed entrambi i documenti rappresentano solo le indicazioni programmatiche di carattere assolutamente non vincolante.

I punti principali del comunicato finale sul cambiamento climatico sono:

  • riconoscimento della realtà del cambiamento climatico;
  • contributo attività umana a tale fenomeno;
  • necessità urgente di ridurre le emissioni dei gas ad effetto serra;
  • leadership dei paesi industrializzati;
  • riconoscimento dei principi e degli obiettivi della UNFCCC;
  • importanza di conseguire dei progressi nella prossima COP/MOP;
  • riferimento al Protocollo di Kyoto (da parte dei paesi che lo hanno ratificato).
Per consultare il rapporto finale del Meeting del G8:
Rapporto finale sulle decisioni del G8