IPCC pubblica nuovo rapporto

Venerdì 2 febbraio si è tenuta a Parigi la conferenza stampa di presentazione del IV Rapporto sui cambiamenti climatici dell?IPCC, il panel internazionale di scienziati incaricato dalle Nazioni Unite di studiare l?andamento del cambiamento del clima a livello globale e gli scenari futuri. Questo quarto rapporto limate Impact Research[EB], sostiene chchiarisce subito un primo punto: gli scienziati concordano che la responsabilità dell?[B]aumento delle emissioni di gas serra in atmosfera sia al 90% da attribuire a fattori umani[EB] (nel rapporto del 2001 la probabilità era del 66%). Siamo noi i ?colpevoli e siamo noi che dobbiamo porvi rimedio. E se nel precedente rapporto del 2001 gli scienziati inviavano ai governi di tutto il mondo un timido invito a fare qualcosa, oggi i dati contenuti in questo documento sono un allarme forte e chiaro: le cose sono andate peggio di quanto previsto e il tempo a disposizione per fare qualcosa è sempre meno.
Non si tratta di allarmismo. Sono i fatti a dirlo: la [B]temperatura prevista per la fine del secolo è stimata dai 2 ai 4 gradi superiore [EB]a quella del secolo precedente, il mare potrebbe innalzarsi di un livello compreso tra i 19 e 58 cm, sommergendo vaste aree costiere del Pianeta. E queste ultime cifre sono perfino ritenute da molti troppo ottimistiche, poiché non considerano le ripercussioni di alcuni eventi molto recenti, come lo scioglimento di vaste zone di ghiaccio in Antartide e in Groenlandia. Insomma, il riscaldamento è in atto e durerà oltre un millennio.
C?è chi ritiene che la situazione sia anche peggiore di così. Uno studio pubblicato su Science nei giorni scorsi da Stefan Rahmstorf, climatologo del [B]Potsdam Institute for Climate Impact Research[EB], sostiene che le previsioni dell?IPCC siano fin troppo ottimistiche. Secondo lo scienziato del prestigioso istituto tedesco di ricerca climatica, le osservazioni degli ultimi 5 anni hanno dimostrato che gli impatti del cambiamento del clima sono stati ben maggiori di quanto previsto dal rapporto dell?ONU nel 2001 e tutto lascia supporre che quindi anche queste nuove previsioni siano troppo caute. I cambiamenti climatici, secondo Rahmstorf, stanno provocando fenomeni più intensi di quelli previsti, con il concreto rischio che la comunità scientifica stia sottostimando nel complesso le conseguenze prodotte dalle massicce emissioni di anidride carbonica e degli altri gas serra.
In particolare, le previsioni sull?innalzamento dei mari sembrano molto caute. Secondo gli scenari del 2001 il livello degli oceani sarebbe dovuto salire solo di 2 millimetri l?anno, mentre le osservazioni mostrano un tasso di crescita costante di 3,3 millimetri l?anno.
Durante la conferenza stampa di presentazione del report (che abbiamo seguito su web in streaming, ndr) è emersa dalla platea una domanda emblematica: [B]?Siete sicuri al 100% di queste previsioni??[EB]
La risposta viene direttamente dal presidente dell?IPCC, [B]Rajendra Pachauri[EB], che afferma come ci siano moltissime prove che vanno in questa direzione e che hanno condotto a queste conclusioni. Inoltre, oggi i modelli informatici e matematici applicati alla climatologia sono molto più potenti e affidabili di quelli utilizzati sei anni fa e questo riduce l?incertezza. Certo, sottolinea Pachauri, non esiste una sicurezza al 100% in una previsione ma questo non può e non deve essere una scusa. E per dimostrarlo il presidente conclude con due citazioni: la prima è di Lord John Browne, il quale afferma che in economia si decide sempre in un contesto di incertezza e questo non impedisce agli imprenditori di fare investimenti. E la seconda ci viene dal campo medico: si visitiamo un paese dove c?è un alto rischio di malaria anche se non abbiamo la certezza matematica di contrarre la malattia, questo non significa che non facciamo un?adeguata profilassi per prevenire e ridurre il rischio.
Stiamo correndo un grosso rischio per la nostra sopravivenza sul Pianeta: i nostri decisori politici vogliono proprio attendere inerti finché non avremo la matematica certezza del 100 %?
Aspettare potrebbero essere una scelta molto costosa. Troppo costosa.
Il Summary for Policymaker, presentato a Parigi è scaricabile dal sito [L=http://www.ipcc.ch]IPCC [EL]
[B]Note[EB]:
L?IPCC è un organismo delle Nazioni Unite, istituito nel 1988 dalla Organizzazione Mondiale per la Meteorologia (World Meteorological Organization ? WMO) e dal Programma Ambientale delle Nazioni Unite (UN Environment Programme ? UNEP), allo scopo di fornire ai politici una valutazione obiettiva e corretta della letteratura tecnico-scientifica e socio-economica disponibile in materia dei cambiamenti climatici, impatti, adattamento e mitigazione.
L?IPCC è strutturato in tre Gruppi di lavoro (Working Group ? WG) ed una Task Force:
1. Il Gruppo di Lavoro I (WG1): basi scientifiche dei cambiamenti climatici;
2. Il Gruppo di lavoro II (WGII): impatti dei cambiamenti climatici e opzioni di adattamento;
3. Il Gruppo di Lavoro III (WGIII): mitigazione dei cambiamenti climatici e scenari di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra;
4. la Task Force: Inventari Nazionali dei gas ad effetto serra.
L?IPCC realizza ogni sei anni i Rapporti di Valutazione scientifica sullo stato delle conoscenze nel campo dei cambiamenti climatici, oltre ad altre pubblicazioni più tecniche.
L?IPCC non svolge ricerca ma ha il compito di valutare le pubblicazioni scientifiche esistenti in materia, e lo fa in maniera obiettiva e con un eccellente sistema di review interno.
Il [B]SUMMARY FOR POLICY MAKERS [EB]è essenzialmente uno [B]strumento di comunicazione scientifica [EB]per un largo pubblico e la sua accettazione viene fatta tramite un lungo processo negoziale di raggiungimento del consenso tra le diverse Parti (Paesi Membri) dell?IPCC.