Meccanismi flessibili


Secondo il principio che ogni riduzione delle emissioni è efficace indipendentemente dal luogo in cui avviene, per facilitare il raggiungimento degli obblighi il Protocollo di Kyoto ha introdotto degli strumenti supplementari noti come meccanismi flessibili.

Si parla di meccanismi flessibili perché rendono più adattabile il processo di riduzione delle emissioni e anche perché introducono un fattore di flessibilità economica immettendo progetti a costi inferiori e strumenti legati al mercato.

Il funzionamento dei meccanismi flessibili è stato definito nel corso della COP7, la settima Conferenza della Parti tenutasi a Marrakesh nel novembre 2001, e regolamentato dalla Decisione 15/CP7.

I tre meccanismi flessibili individuati dal protocollo sono:

- JI - Joint Implementation, Applicazione Congiunta
- CDM - Celan Development Mechanism, Meccanismo di Sviluppo Pulito
- ET - Emission Trading, Commercio dei diritti di emissione

 

Joint Implementation - Attivazione congiunta
Regolamentate dall’articolo 6 del Protocollo, le JI consentono ai Paesi Annex 1 di realizzare in maniera congiunta progetti diretti alla riduzione delle emissioni. Lo scopo è ridurre il costo complessivo d’adempimento degli obblighi di Kyoto permettendo l’abbattimento delle emissioni dove è economicamente più conveniente.

I progetti JI possono agire in diversi ambiti:

  • efficienza energetica nella produzione e distribuzione di energia
  • settore dei trasporti
  • gestione e smaltimento dei rifiuti nel settore forestale

Attraverso la realizzazione del progetto il paese investitore riceve un trasferimento di ERU - Emission Reduction Units, corrispondente alla riduzione realizzata nel paese ospite. La riduzione è quantificata attraverso una baseline che descrive lo scenario di emissione che si sarebbe presentato senza l’intervento del progetto. Le ERU sono quindi calcolate come differenza tra le emissioni stimate nella baseline e quelle ottenute con il progetto.

Clean Development Mechanism - Meccanismo di sviluppo pulito
I CDM, introdotti dall’articolo 12 del Protocollo, funzionano in maniera simile alle JI.
Hanno il duplice obiettivo di ridurre le emissioni a costi più bassi e promuovere lo sviluppo sostenibile nei paesi terzi.

Attraverso questi progetti, i paesi Annex 1 ricevono crediti di emissione, i cosiddetti CER’s (Certified Emission Reductions) che possono utilizzare per raggiungere i propri obiettivi di riduzione oppure rivendere sul mercato dell’Emission Trading.
Perché un progetto CDM ottenga CER’s i benefici dovranno essere "reali, misurabili e di lungo periodo". Le riduzioni saranno certificate dagli enti designati in base ai seguenti criteri:
a) la partecipazione volontaria di ogni parte coinvolta;
b) benefici reali, misurabili e a lungo termine in relazione con la mitigazione dei cambiamenti climatici
c) riduzione delle emissioni che siano addizionali a quelle che si produrrebbero in assenza dell’attività certificata.

I progetti CDM realizzati a partire dal 2000 possono ottenere il riconoscimento di crediti di emissione utilizzabili nel periodo 2008-2012.

 Emission Trading - Commercio dei diritti di emissione
L’Emission Trading, ovvero il commercio dei diritti di emissione (art. 17 del Protocollo) riguarda la possibilità di trasferire i propri diritti di emissione o acquistare i diritti di emissione di un altro paese. La commercializzazione è uno dei meccanismi che assieme alla carbon tax, la tassa sulle emissioni di anidride carbonica, concorre ad ottimizzare il rapporto costi/benefici. L’Emission Trading può avvenire solo tra i Paesi Annex 1, e non comincerà ufficialmente prima dell’entrata in vigore del Protocollo. Attraverso l’Emission Trading i paesi che riducono in misura maggiore rispetto agli obiettivi assegnati possono vendere queste quote di emissione ad altri paesi con obblighi di riduzione. 
 

La realizzazione di progetti di riduzione o di efficienza energetica nei paesi in via di sviluppo ha un costo molto inferiore rispetto a quello necessario per raggiungere lo stesso risultato nei paesi industrializzati.
Le stime più recenti parlano di un costo marginale di abbattimento:
- attorno ai 15 dollari a tonnellata di CO2 per l’Unione Europea
- sui 3 / 5 dollari per tonnellata di CO2 nei paesi in via di sviluppo.

Le imprese interessate a investire in progetti CDM o JI possono rivolgersi al nuovo Sportello Meccanismi presso il Ministero dell’Ambiente.